Giurdanella & Partners

Studio Legale

Conversazioni sul PAT (TAR Catania, 29 novembre 2016)

Si terrà martedì 29 novembre 2016, dalle ore 11:00 alle 13:30, presso l’Aula Adunanze del Tar Catania il terzo appuntamento con “Conversazioni di diritto amministrativo“, il ciclo di incontri brevi di aggiornamento sui temi più attuali di diritto e processo amministrativo, organizzato da Amministrativisti.it presso il TAR Catania.Questa volta parleremo del processo amministrativo telematico, la cui entrata in vigore è ormai imminente (1 gennaio 2017), e che proprio in queste settimane sta vivendo l’ultima fase di sperimentazione massiva prima della sua piena operatività.L’incontro è stato accreditato presso l’Ordine degli Avvocati di Catania ai fini della formazione continua, e parteciparvi darà diritto a due crediti formativi.
Sarà il Presidente del TAR Catania Antonio Vinciguerra a introdurre l’incontro, nel corso del quale si susseguiranno l’intervento dell’avv. Elio Guarnaccia, il question time,  che vedrà anche la partecipazione di Andrea Lo Niglio, responsabile informatico del TAR Catania, e l’intervento conclusivo di Francesco Brugaletta, Presidente della II sezione del TAR Catania. Modera l’avv Carmelo Giurdanella, Presidente di Amministrativisti
ISCRIZIONI CHIUSE – POSTI ESAURITI

Programma del convegno sui finanziamenti di ImpresaEuropa

Il programma del convegno “Diritto Amministrativo Europeo: guida ai finanziamenti diretti“ che si terrà a Bruxelles il 9, 10 e 11 giugno a Bruxelles, presso la Sala Ufficio della Regione Siciliana è stato confermato.

Lo studio Giurdanella&Partners curerà la direzione scientifica del convegno organizzato dall’associazione ImpresaEuropa. Il programma di lavoro prevede la partecipazione attiva di numerose personalità, affermate  nel mondo dei finanziamenti diretti europei, che esporranno le strategie di base, le buone pratiche e tutti gli aspetti salienti dei principali programmi di finanziamento dell’Unione Europea ad una platea composta da professionisti, e da rappresentanti del mondo delle imprese e della Pubblica Amministrazione.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a prendere visione del programma del convegno disponibile qui.

La partecipazione  è riservata agli associati di Impresa Europa e al termine delle tre giornate formative verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Il Convegno, inoltre, è in fase di accreditamento presso il Consiglio Nazionale Forense e presso il CONAF (Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori Agronomi e dei dottori forestali).

Per le prenotazioni contattare l’associazione all’indirizzo info@impresaeuropa.it.

Il rapporto di lavoro alle dipendenze delle aziende municipalizzate

In presenza di violazioni afferenti l’assunzione o l’impiego di lavoratori da parte delle aziende municipalizzate, è ammissibile la conversione del rapporto di lavoro svolto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato?

In merito a tale quesito si segnala la recente sentenza del Tribunale di Ragusa, sez. lav. n° 256/2015 del 13 aprile 2015.

Nel dirimere la controversia, il giudice del lavoro ha dapprima risolto la preliminare questione inerente la qualificazione del rapporto di lavoro intercorrente tra il lavoratore e l’azienda municipalizzata, ritenendo sussistente un vincolo di subordinazione tra il primo e la seconda, rappresentata e difesa in giudizio dall’Avv. Carmelo Giurdanella.

Una volta messo da parte tale primo dubbio interpretativo, ha affrontato la problematica inerente l’estensione nei confronti delle aziende municipalizzate della disciplina inerente l’utilizzo di contratti flessibili da parte delle pubbliche amministrazioni.

Si ricorda sul punto che l’art. 36, comma 5 del d.lgs. 165/2001 vieta in modo assoluto la conversione di contratti flessibili stipulati dalle pubbliche amministrazioni in contratti a tempo indeterminato, a prescindere da qualsiasi violazione riguardante l’assunzione o l’impego di lavoratori da parte delle stesse.

Ebbene la ratio di tale divieto – ad avviso del giudice del lavoro – è chiara, in quanto qualora si consentisse una siffatta conversione verrebbe messo in crisi il principio di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni mediante concorso, sancito dall’art. 97 Cost.

A suffragazione si tale asserzione si afferma ulteriormente che “tale disciplina non comporta una violazione del principio di uguaglianza per ingiustificata disparità di trattamento in danno dei lavoratori assunti a termine dagli enti pubblici rispetto a quelli assunti dai privati, e ciò in quanto il divieto di conversione dell’assunzione a termine in contratto a tempo indeterminato risponde a criteri di ragionevolezza ed è ispirato alla tutela di superiori interessi pubblici di natura generale, poiché le esigenze di risanamento della finanza locale concorrono con il principio di imparzialità”.

Detto ciò in termini generali, nella pronuncia si sottolinea che tali principi valgono anche con riguardo alle assunzioni a tempo determinato di personale da parte di aziende.

Appare utile riportare per intero le considerazioni svolte dal giudice ragusano:

la disciplina in questione non è neanche incompatibile con la disciplina delle aziende municipalizzate di cui all’art. 23 della legge 142/1990, poiché, anche ad ipotizzare che tali aziende siano soggetti di diritto privato, non rimarrebbero precluse né la sussistenza di interessi pubblici rispetto alle loro attività, né l’ammissibilità di autorizzazioni e controlli da parte dei pubblici poteri, in attuazione di quanto previsto dall’art. 41, 3° comma Cost.”.

Anticorruzione e ddl appalti: il Cons. Corradino al Tar Catania

Si è tenuto lunedì 11 maggio, il secondo incontro del ciclo di appuntamenti “Conversazioni di diritto amministrativo”, organizzato dall’associazione Amministrativisti.it, presieduta dall’Avv. Carmelo Giurdanella, intitolatoTrasparenza e integrità negli appalti pubblici: la nuova normativa anticorruzione.

L’incontro, ricco di spunti e molto partecipato, ha avuto ad oggetto, in particolare, il nuovo ruolo dell’ANAC nel settore dei contratti pubblici alla luce della nuova normativa anticorruzione e delle previsioni della delega appalti.

Ad introdurre i lavori è stato il Prof. Avv. Agatino Cariola, Ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Catania, che ha fornito una puntuale e, per molti aspetti, critica analisi del testo della nuova delega appalti, sostenendo l’eccessività e la ridondanza delle nuove funzioni e dei nuovi poteri dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che ne trasformerebbero la natura e le finalità.

Centrale è stato il successivo intervento del Consigliere Michele Corradino, attuale componente dell’ANAC, il quale, dando risposta a molte delle critiche avanzate dall’opinione pubblica e, in parte, condensate dallo stesso intervento del Prof. Cariola, ha specificato come l’attribuzione di nuove funzioni e poteri all’ANAC sia assolutamente necessaria e, per certi aspetti, obbligata, alla luce dei Principi dell’OCSE del 2008 per migliorare l’integrità degli appalti pubblici, delle Linee guida dell’OCSE del 2009 e delle Raccomandazioni dell’OCSE del 2012 per combattere la collusione negli appalti pubblici.

Infatti, come il Cons. Corradino ha sottolineato, i dati italiani relativi alla corruzione negli appalti pubblici hanno, ad una più approfondita analisi degli stessi, suscitato una serie di preoccupazioni a livello europeo, motivo per il quale è stato raccomandato all’Italia di adottare gli opportuni provvedimenti.

E, visto che, fino ad oggi, il solo potere di persuasione morale dell’ANAC è riuscito, dall’istituzione della stessa, a far desistere le stazioni appaltanti dall’assumere una serie di atteggiamenti contrari alla tutela della trasparenza nei contratti pubblici, con il risultato che il nostro Paese è stato elogiato dall’OCSE e dalla Commissione europea per i rapidi progressi ottenuti nel campo della lotta alla corruzione nei procedimenti ad evidenza pubblica, il Cons. Corradino ritiene che maggiori e più importanti traguardi in tale lotta siano possibili con l’attribuzione all’ANAC di poteri di intervento cautelare e sanzionatorio, nonché con l’attribuzione, ad alcuni dei suoi atti, di efficacia vincolante.

Ciò non vuol dire, come ha spiegato il Cons. Corradino, che l’ANAC si trasformerà in un’autorità giudiziaria, che andrebbe ad ingerire nelle competenze dei giudici amministrativi, ma che essa potrà intervenire nella fase embrionale delle gare pubbliche, evitando a monte che siano create situazioni in grado di ledere i diritti e gli interessi dei partecipanti alle stesse. Inoltre, essa potrà intervenire anche su aspetti, quali la verifica di anomalie, che i tribunali amministrativi tendono ormai, sempre più spesso, a considerare insindacabili.

In conclusione, il Cons. Corradino, supportato, in ciò, anche dai numerosi interventi successivi dei partecipanti al convegno, ha sottolineato come, in ogni caso, la chiave di volta della lotta alla corruzione nelle gare pubbliche sia costituita dalla valorizzazione della progettazione: solo in questo modo, infatti, si può evitare che si creino indebite commistioni idonee a dar luogo ad episodi di corruzione.

 

Trasparenza e integrità negli appalti pubblici: la nuova normativa anticorruzione

Lunedì 11 maggio, dalle ore 11.15 alle 13.15, si terrà presso l’Aula Adunanze del Tar Catania, l’incontro dal titolo “Trasparenza e integrità negli appalti pubblici: la nuova normativa anticorruzione”.

Si tratta del secondo appuntamento di “Conversazioni di diritto amministrativo“, ciclo di incontri brevi di aggiornamento sui temi più attuali di diritto e processo amministrativo, organizzato dall’associazione Amministrativisti.it.

Interverrà’ il Cons. Michele Corradino, attuale componente dell’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione.

I lavori saranno introdotti dal Prof. Agatino Cariola e moderati dall’avvocato Carmelo Giurdanella, presidente di Amministrativisti.

In allegato la locandina dell’evento.

Per informazioni visitare il sito www.amministrativisti.it

A Bruxelles si parla di NO MUOS: UE chiamata in causa

Sulla scia della recente pronuncia del TAR Palermo, che ha dichiarato illegittimi i provvedimenti della Regione Siciliana  che autorizzavano l’installazione dell’impianto, si è tenuto a Bruxelles, presso la sala intitolata ad Altiero Spinelli ASP 1E2 del Parlamento europeo, il convegno dedicato alla vicenda M.U.O.S., organizzato dal gruppo parlamentare EFD su proposta del deputato alcamese del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che ha egregiamente moderato l’incontro, nel riuscito obiettivo di illustrare ai colleghi europei la situazione che vede la Sicilia coinvolta nelle strategie politiche militari statunitensi.

All’evento hanno partecipato, come relatori, i diversi attori, coinvolti a vario titolo nella complessa vicenda che riguarda l’istallazione dell’impianto satellitare americano.
Tra i rappresentanti istituzionali, il presidente della Commissione Ambiente dell’ARS, on. Giampiero Trizzino, l’europarlamentare Pedicini, esperto biologo e fisico.
Il giornalista Antonio Mazzeo, lo scienziato Massimo Zucchetti, docente del politecnico di Torino, nonchè autore della relazione sulla quale si è basata la sentenza del TAR di Palermo, con la quale l’esperto dimostra la non salubrità delle emissioni, il rappresentante legale di Legambiente Nicola Giudice e l’avvocato Sebastiano Papandrea. Presenti inoltre, l’assessore dell’ambiente del comune di Niscemi, i rappresentanti dei comitati No Muos di Niscemi e di Bruxelles e Mamme No Muos, e i rappresentanti legali dei vari enti e associazioni che hanno seguito la vicenda giudiziale e che hanno contribuito ad arricchire il dibattito.
Merita nota l’illustre intervento del leader e fondatore dei verdi tedeschi, Frank Schwalba-Hoth, ex eurodeputato, oggi analista politico e consulente di strategia politica, che ha esordito congratulandosi per l’iniziativa, che ha finalmente aperto la porta delle istituzioni europee ad una vicenda di grandissima importanza e della quale neanche lui, prima, aveva mai sentito parlare e ha concluso abbracciando la causa, suggerendo una serie di iniziative No M.U.O.S. di sensibilizzazione e diffusione, in primis, che d’ora in avanti si terranno a Bruxelles.
Ad ascoltare c’erano altri parlamentari, membri del partito socialista europeo e del gruppo della sinistra europea (Gue, Gauche unitaire europèenne), e del partito spagnolo di Podemos.
Assenze eccellenti quella del governatore siciliano Crocetta e dei rappresentanti degli Stati Uniti d’America.
L’evento si è svolto nella massima serenità e avrà sicuramente l’effetto positivo di puntare finalmente i riflettori sulla illegittimità della istallazione del Muos a Niscemi, portando il tema fuori dai confini regionali e nazionali.

Ad esso ha preso parte anche, attraverso l’intervento di uno degli avvocati della sede di Bruxelles dello Studio, l’avv. Paola Pietradura, lo Studio legale Giurdanella&Partners, che ha rappresentato e difeso, nel giudizio instaurato contro l’installazione dell’impianto dinanzi al TAR Palermo, l’associazione di consumatori Cittadini Europei, intervenuta ad adiuvandum, insieme ad altri enti ed associazioni, a sostegno delle ragioni dei ricorrenti principali, ha preso parte al dibattito.

In linea con la filosofia dello Studio legale, sempre più attento e presente in ambito comunitario, l’intervento dell’avv. Pietradura ha sottolineato l’importanza di sottoporre all’attenzione delle istituzioni europee una questione rilevante come quella dell’installazione del M.U.O.S., idonea ad incidere su una serie di diritti tutelati sia dalla nostra Costituzione che dall’ordinamento dell’Unione ed in relazione alla quale la stessa magistratura amministrativa italiana ha subito una serie di pressioni mediatiche. In particolare, l’avv. Pietradura ha focalizzato il proprio intervento sulle gravi critiche mosse alla decisione del TAR Palermo dal giornalista di una nota testata nazionale, il quale ha colto l’occasione per accusare i tribunali amministrativi di tenere in scacco il Paese e di aver subordinato le esigenze di tutela della sicurezza del territorio italiano – e siciliano in particolare – alla protezione della salute dei cittadini da pericoli solo “presunti” e non dimostrati.

Un attacco che si inserisce, ha spiegato l’avvocato, in un clima di perdurante ostilità nei confronti dei giudici amministrativi, forse troppo indipendenti e non sistematizzati e, pertanto, da neutralizzare, delegittimandone l’operato. È per questo che lo Studio legale Giurdanella&Partners, attraverso l’intervento dell’avv. Pietradura, ha espresso con fermezza l’imprescindibile necessità di coinvolgere l’Unione europea, ad ogni livello, affinché l’operato dei Tribunali nazionali, che tutelano gli interessi dei cittadini, non venga neutralizzato da spinte interne, mosse da logiche ed interessi anche, troppo spesso, politici.

 

Convegno “Diritto Amministrativo Europeo: guida ai finanziamenti diretti”

Lo studio Giurdanella&Partners curerà la direzione scientifica del convegno organizzato da Impresa Europa “Diritto Amministrativo Europeo: guida ai finanziamenti diretti”.

Il convegno che si terrà nei giorni 9, 10, 11 giugno 2015 a Bruxelles, presso la Sala Ufficio della Regione Siciliana,  è rivolto a Professionisti, Pubbliche Amministrazioni e Piccole – Medio Imprese intenzionate ad operare nell’ambito della progettazione comunitaria, alla luce della programmazione UE 2014-2020.

Per ulteriori informazioni si allega il comunicato di Impresa Europa 

 

Procedure di finanziamento regionale: tutti i soggetti ammessi sono controinteressati

Sta per concludersi con una pronuncia di estinzione per decorso del termine di perenzione quinquennale, la causa pendente dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia per l’annullamento della sentenza del TAR Catania n. 1964 del 28 novembre 2013.

La questione riguardava una procedura di finanziamento, indetta dalla Regione Sicilia, avente principalmente ad oggetto una serie di interventi migliorativi di vari settori dell’agricoltura; in particolare, il ricorso in primo grado riguardava il mancato inserimento di alcune ditte all’interno della graduatoria delle iniziative imprenditoriali ammesse al finanziamento

In seguito al ricorso presentato da parte del Collegio dei Geometri della Provincia di Ragusa, i giudici del TAR Catania, con la sentenza di cui sopra, hanno integralmente accolto le censure sollevate dall’Ordine dei Dottori Agronomi di Ragusa, difese in giudizio dall’Avv. Carmelo Giurdanella.

L’Ordine dei dottori agronomi, al quale non era stato notificato il ricorso introduttivo, è infatti intervenuto ad opponendum nel giudizio, rilevando la totaleviolazione del principio dell’integrità del contraddittorio, in quanto nessuna delle ditte le cui iniziative erano state ammesse al finanziamento era stata coinvolta.

Il TAR Catania ha così statuito l’inammissibilità del ricorso poiché, posto che in capo a tutti i soggetti ammessi risiedeva un evidente interesse alla conservazione degli atti impugnati, esso non era stato notificato ad alcuno dei controinteressati.

Siffatta pronuncia ha indubbiamente avuto conseguenze molto positive per l’Ordine dei Dottori Agronomi di Ragusa, in quanto l’aver concentrato l’attenzione del TAR sugli aspetti procedurali del ricorso ha portato il Consiglio Nazionale dei Geometri (nota prot. 7871 del 2008) a dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse alla prosecuzione del giudizio (nella nota si legge infatti che “non sussiste l’interesse a proseguire i giudizi in oggetto, attesa l’incertezza dell’esito degli stessi i quali, essendo dirottati su aspetti procedurali, difficilmente produrrebbero soddisfazione nel merito”).

Esame avvocato: il Tar Catania concede la sospensiva

Sembra non esserci pace per le Sottocommissioni esaminatrici degli aspiranti avvocati d’Italia: l’argomento “esame avvocato” è, infatti, sempre attuale, ed i giudici amministrativi non mancano di schierarsi apertamente contro le irregolarità riscontrate dai candidati in sede d’esame.

Non fa eccezione il T.A.R. Catania, che, con ordinanza depositata il 27 marzo dai giudici della IV Sezione, ha accolto l’istanza di sospensione dell’esecuzione del provvedimento con il quale una delle Sottocommissioni di Catania per l’esame di abilitazione forense ha valutato come non idonea la prova orale di una candidata, rappresentata e difesa in giudizio dagli avvocati dello studio legale Giurdanella&Partners. Pertanto, in forza di tale ordinanza, la ricorrente sarà sottoposta nuovamente all’esame orale da parte della stessa Sottocommissione, in diversa composizione.

Il ricorso contesta, in particolare, la mancata osservanza, da parte della Sottocommissione esaminatrice, senza motivazione alcuna, dei criteri espressi dalla Commissione Centrale con delibera del 2 dicembre 2013, nella parte in cui, in relazione alla prova orale, essa ha stabilito l’obbligo di predisporre, per ogni seduta, un congruo numero di argomenti per ogni materia oggetto della prova, da sottoporre ai candidati.

I giudici, infatti, richiamando le precedenti pronunce della stessa Sezione, hanno ritenuto sussistenti i requisiti del fumus boni iuris, palesandosi il ricorso fondato, e del periculum in mora, essendo grave ed irreparabile il danno cui la ricorrente sarebbe esposta nel caso in cui, privata della possibilità di poter sostenere l’esame dinanzi alla Sottocommissione, ne venisse paralizzato l’accesso alla professione.

Non resta che attendere quali saranno i nuovi sviluppi di una vicenda che è stata – e continua ad essere – oggetto di diverse contestazioni, nell’attesa che le Commissioni si adeguino finalmente ai criteri predeterminati, di volta in volta, dalla Commissione Centrale, garantendo così maggiore uniformità e trasparenza nell’esame dei vari candidati.

Enti locali: validità del contratto senza impegno di spesa

Ancora una volta la Giurisprudenza si è imbattuta in una controversia inerente la validità di un contratto stipulato tra una Società ed un Comune non preceduto dall’assunzione dell’impegno di spesa da parte del responsabile del servizio, nonché dall’attestazione della copertura finanziaria.

Il caso è stato di recente esaminato dal Tribunale di Ragusa in una causa che ha visto come protagonista lo studio legale Giurdanella&Partners, rappresentante del convenuto Comune di Vittoria, che ha ottenuto l’accoglimento delle proprie eccezioni contro le domande attoree.

Il Tribunale, collocandosi nel solco della consolidata opinione della Corte di Cassazione in tema di contratti senza impegno di spesa, ha ribadito che “la delibera con cui i competenti organi comunali autorizzino la stipula di un contratto che implica una spesa per l’ente sia affetta da nullità qualora manchi il relativo impegno contabile, ovvero qualora, pur in presenza dello stesso, difetti l’attestazione da parte del responsabile del servizio finanziario dell’esistenza della necessaria copertura finanziaria”.

Una siffatta asserzione non può del resto mettersi in discussione, rinvenendo il proprio fondamento normativo nell’art. 191 comma 1° del Tuel, che a sua volta rinvia all’art. 153 comma 5° del medesimo testo unico.

Chiarito tale aspetto, il Tribunale si è soffermato sulla ulteriore questione inerente l’incidenza della causa di invalidità, che ha investito la delibera della Giunta, sulla sorte del contratto stipulato con la Società.

Ebbene, il Tribunale ha statuito che la nullità della delibera, priva della necessaria copertura finanziaria, non possa che estendersi al contratto venendo meno l’idoneità dello stesso a costituire titolo per il corrispettivo.

Con tale pronuncia si è, inoltre, precisato che il rilievo della causa di invalidità rientra nell’ambito della giurisdizione del giudice ordinario, potendo il medesimo valutare incidentalmente l’atto amministrativo che funga da presupposto del contratto, nonché disapplicarlo qualora sia affetto da un vizio di legittimità, in coerenza con il disposto normativo dell’art. 5 della legge 2248/1865 allegato.

Da ultimo, si evidenzia che il Giudice non abbia trascurato di tenere in considerazione i danni che la Società possa avere eventualmente subito in ragione dell’affidamento ingenerato dal comportamento del Comune in ordine alla corretta esecuzione del contratto.

Pertanto, nella misura in cui sussistano i presupposti di cui all’art. 1338 c.c., la Società, o comunque, più in generale il privato, che si interfaccia con la Pubblica Amministrazione, soddisfacendo l’onere della prova, potrà chiedere il risarcimento dei danni subiti, che vanno tuttavia limitati al solo interesse negativo, ossia alle spese affrontate, e ai mancati guadagni che sono occorsi in conseguenza delle ulteriori occasioni contrattuali perdute.

Rito elettorale: il CGA salva le elezioni amministrative 2013

E’ stata pubblicata il 28 gennaio scorso, la sentenza del CGA n. 76/2015, con cui è stata definitivamente respinta la richiesta di annullamento delle elezioni amministrative del 9 e 10 giugno 2013.

Il ricorso ha riguardato nello specifico il Comune di Acate, ma avrebbe potuto avere pesanti ripercussioni su tutto il territorio siciliano, poiché la questione controversa era relativa all’applicabilità della nuova normativa (L.r. 8/2013) in tema di parità e rappresentanza di genere.

Il Collegio ha in sostanza aderito alle difese presentate dal Comune di Acate, rappresentato dall’Avv. Carmelo Giurdanella.

Nello specifico, è stata ribadita l’inammissibilità dell’originario ricorso elettorale per carenza di interesse (già dichiarata in primo grado dal TAR Catania), in quanto la riedizione del procedimento elettorale sarebbe comunque stata regolata dalla stessa normativa contestata, la quale, peraltro, era conosciuta da tutti i candidati prima della presentazione delle liste.

Il CGA si è inoltre pronunciato sinteticamente anche sulle questioni di merito, ritenendo infondati tutti i motivi di appello; è così stato affermato in primo luogo che la nuova disciplina poteva e doveva regolare il procedimento elettorale in questione. Inoltre è stata esclusa ogni ipotesi di violazione del diritto comunitario e della Costituzione.

 

Voto numerico: sollevata questione pregiudiziale dinanzi al CdS

Nell’ambito di un giudizio di appello dinanzi al Consiglio di Stato, lo studio legale Giurdanella&Partners ha sollevato una questione pregiudiziale relativa alla compatibilità della motivazione del giudizio negativo, negli esami di abilitazione forense, con solo voto numerico, rispetto al diritto dell’Unione europea.

Ci si chiede, in particolare, se tale motivazione si ponga in contrasto con l’art. 41, par. 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, meglio conosciuta come Carta di Nizza, la quale, a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha assunto lo stesso valore giuridico dei Trattati. La norma, rubricata “Diritto ad una buona amministrazione”, al paragrafo 2 prevede, infatti, “l’obbligo per le amministrazioni di motivare le proprie decisioni”.

In passato, la questione è già stata oggetto di una serie di pronunce, che si sono espresse nel senso che l’art. 3 della L. 241/1990, che sancisce l’obbligo, per le amministrazioni, di motivare i loro provvedimenti, vada interpretato in senso favorevole alla motivazione con solo voto numerico. La stessa Corte Costituzionale, investita della questione, con sentenza n. 175 del 2011, affermava che “buon andamento, economicità ed efficacia dell’azione amministrativa rendono non esigibile una dettagliata esposizione, da parte delle commissioni esaminatrici, delle ragioni sottese ad un giudizio di non idoneità, sia per i tempi entro i quali le operazioni concorsuali o abilitative devono essere portate a compimento, sia per il numero dei partecipanti alle prove”.

Appare chiaro che una tale interpretazione della norma lascerebbe residuare, in capo agli esaminatori, un’eccessiva discrezionalità, inficiando altresì in maniera notevole il diritto dei candidati alla trasparenza delle procedure d’esame.

Si attendono, pertanto, gli sviluppi del processo, atteso che, ai sensi dell’art. 267 TFUE, par. 3, quando una questione pregiudiziale “è sollevata in un giudizio pendente davanti a un organo giurisdizionale nazionale, avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno, tale organo giurisdizionale è tenuto a rivolgersi alla Corte“.

Concorso Magistratura 2015: depositato il ricorso collettivo al Tar Lazio

Il 3 febbraio 2015 è stato depositato dinanzi al Tar Lazio il ricorso collettivo avverso il bando per il concorso di magistratura 2015. Il ricorso, iscritto al numero di ruolo generale 1734/2015, è stato lanciato dallo studio legale Giurdanella&Partners per contestare l’illegittimità della disparità di trattamento introdotta tra i praticanti meritevoli dell’Avvocatura dello Stato ed i praticanti altrettanto meritevoli di studi legali privati o di altre avvocature pubbliche.

Si tratta di un ricorso particolarmente importante, perché le determinazioni dei giudici investiranno non solo, in maniera immediata, le posizioni dei ricorrenti, ma anche, in maniera mediata, gli interessi di tutti coloro che stanno attualmente svolgendo la pratica in studi professionali diversi dall’Avvocatura dello Stato e che, solo per questo motivo, potrebbero in futuro, in forza della normativa vigente, essere oggetto di discriminazione.

Sarà interessante, pertanto, vedere quale sarà l’atteggiamento dei giudici verso la questione. Al momento si attende la fissazione dell’udienza.

Concorso Magistratura 2015: ricorso collettivo contro il bando

Parte il ricorso collettivo contro il bando del concorso in magistratura 2015

Lo studio Giurdanella&Partners ha rilevato l’illegittimità del bando di magistratura 2015, nella parte in cui ammette i praticanti laureati con più di 105/110 che abbiano compiuto la pratica di 18 mesi in Avvocatura dello Stato, ma li esclude se hanno compiuto la medesima pratica presso uno studio legale privato o  presso qualunque altra avvocatura pubblica.

Il bando infatti prevede la possibilità che i laureati in possesso di particolari requisiti, previsti dalla legge, e che abbiano svolto per 18 mesi uno stage formativo presso gli uffici giudiziari o la pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato possano accedere, per ciò solo e senza necessità di frequentare una Scuola di specializzazione, al concorso.

Si tratta di una novità introdotta dall’art. 73 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, nel testo vigente a seguito dell’entrata in vigore del decreto legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito con legge 11 agosto 2014, n. 114, e riservata ai soli laureati che all’inizio della pratica avevano un’ età inferiore ai 30 anni e che abbiano conseguito un voto di laurea pari o superiore a 105 ovvero una media di almeno 27/30 negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo.

La ratio della disposizione sembrerebbe essere quella di agevolare gli studenti più meritevoli, garantendo loro una via di accesso al concorso meno onerosa rispetto a quella ordinaria.

Tuttavia, la norma non è esente da critiche e lascia residuare molti dubbi in relazione alla disparità di trattamento che la stessa crea in relazione agli aspiranti candidati cui, pur in possesso degli stessi requisiti di merito richiesti dalla legge, viene negato l’accesso al concorso per il solo fatto di aver svolto il periodo di pratica forense presso uno studio legale privato o presso avvocatura pubblica diversa dall’avvocatura dello Stato.

Tale disparità di trattamento configura profili di illegittimità costituzionale della norma in relazione agli artt. 2 e 3 Cost., dal momento che si tratta di una violazione irragionevole del principio di uguaglianza, il quale vieta di trattare in maniera diversa situazioni analoghe: non sembra, infatti, che intercorra una differenza tale, tra i due tipi di pratica, da giustificare l’introduzione di un tale discrimine.

E’ già successo: la Corte Costituzionale ha dichiarato, nel 2010, l’illegittimità di una previsione che “attribuisce rilievo decisivo ad un requisito di ordine meramente formale (era l’iscrizione all’albo forense) del quale non si comprende l’idoneità a rivelare il possesso, in capo all’aspirante magistrato, di una maggiore attitudine all’esercizio della funzione giudiziaria rispetto agli altri aspiranti solo abilitati a svolgere la professione di avvocato”.

Qui ciò che rileva è la differenza, sempre meramente formale, tra uno studio professionale pubblico (l’avvocatura dello Stato) e tutti gli altri studi professionali, sia privati che pubblici. Da ciò l’indubbia illegittimità della previsione normativa e, a cascata, del bando di concorso appena pubblicato, che esclude i praticanti provenienti da studi legali “privati” o da altri avvocature pubbliche diverse dall’avvocatura dello Stato.

Per tali motivi lo studio Giurdanella&Partners sta preparando un ricorso collettivo al Tar Lazio contro l’illegittimità del bando.

 

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Ricorso collettivo bando magistratura 2015: come aderire

Lo studio Giurdanella & Partners presenta il ricorso collettivo al Tar Lazio

Possono partecipare all’azione i candidati che abbiano maturato 18 mesi di compiuta pratica presso un qualsiasi studio legale (da attestare mediante certificazione) e che possedevano all’inizia della pratica i seguenti requisiti:

  • età inferiore ai 30 anni;
  • un voto di laurea non inferiore a 105/110 ovvero una media voto di almeno 27/30 negli esami di diritto costituzionale, diritto privato, diritto processuale civile, diritto commerciale, diritto penale, diritto processuale penale, diritto del lavoro e diritto amministrativo.

 

Le adesioni vanno inviate entro il 5 gennaio 2014.

Se sei interessato compila il seguente form. Riceverei tutte le istruzioni necessarie e la modulistica per partecipare all’azione.

La compilazione del form non vincola all’adesione dell’azione.

L’adesione verrà formalizzata seguendo le istruzioni che gli interessati riceveranno in email.

Per ulteriori informazioni puoi contattare la segreteria dello studio al numero 095 722 387 8 o inviare un email a ricorsomagistratura@giurdanella.it.

Compila il seguente form per ricevere i documenti e le istruzioni per aderire all’azione:

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